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    Octavia MonacoArtista

COLLABORAZIONI

 Paola Goretti

Il sodalizio tra Octavia Monaco e Paola Goretti è molto recente, ma sembra scritto da millenni. Entrambe tessono infatti un canto favolistico fuori da ogni stagione: un canto remoto, antichissimo, femminile, seducente, ritmico, musicale. Oracolare come le antenate di entrambe, nella cifra comune di una sensibilità visionaria e archetipica.

Dapprima, Paola Goretti ha accompagnato le esposizioni del poderoso Cabinet des femmes di Octavia Monaco con mirati interventi critici (Bologna, Galleria B4, Teatro di Fantomas, febbraio 2011) tesi a valorizzare la possente ricchezza classica dell’arte plastica dell’artista; in seguito, in occasione della mostra Arte e Psiche. Tempo, Simbolo e Trasformazioni (Bologna, Biblioteca Sala Borsa, ottobre 2011) ha scritto per l’artista una ballata dal ritmo musicale (L’oracolare del Tempo), per dipingere con le parole ciò che la pittrice aveva compiuto sulla tela, nelle forme della temporalità congiunta.

Una nuova occasione si è poi creata quando le autrici hanno stabilito di perfezionare gli intrecci; facendo in modo che la pittura dell’una si riversasse nella scrittura dell’altra, dentro un progetto unificante. Ecco allora Solo per la bellezza: gesti del tramandare (Bologna, Biblioteca Sala Borsa, marzo 2012). Un canto pacificato, estraneo all’esaltazione del pensiero critico, dell’attorcigliamento cognitivo, del martirio, del vittimismo o, al più, della rivendicazione. Un canto dolce, elegante, fasciato dalla bellezza di ogni gesto, quando diviene atto di trasmissione in perpetuo mutamento. Le figure di Octavia Monaco (donne pantera, donne lupo, principesse, fate, dee, sciamane) si riverberano nelle parole di Paola Goretti, ispirate dal desiderio. La tessitura diviene unica, piena di sentimento inneggiante la vita, il calore, la reciprocità. Un invito allo scorrere, a danzare con fiamma viva. Un invito alla gioia, un invito a celebrare.

Paola Goretti

Cinquecentista di formazione, storica del costume, saggista e scrittrice, lavora ai sistemi di umanità vestita mediante l’uso delle fonti intrecciate. Già docente di Scenari all’Università dell’Immagine (Milano 1998-2005), visiting professor di numerosi atenei per seminari e lectures (Sao Paolo, Alicante, New York) consulente di istituti di cultura nazionali e internazionali (Fondazione Ermitage Italia, Fondazione Cerratelli Pisa, Fondation L’Oréal Paris, Palazzo Te Mantova, Ferrara Arte, MAR Ravenna, IBC Emilia-Romagna, Polo Museale Bolognese, Almamater, FMR, Furla, Bondardo, Poligrafico dello Stato, molti altri), ha pubblicato una quarantina di saggi sul costume di tutte le epoche, curando mostre, convegni, servizi alla didattica, cicli di incontri di educazione sensoriale integrata. Tra le monografie Il sentimento della cura: appunti per un dialogo affettivo (Pavia 2004); Monumenta. I Costumi di scena della Fondazione Cerratelli, fotografie di Aurelio Amendola (Pisa 2009). Al volume è stato assegnato un prestigioso riconoscimento Unesco-Patrimonio di Umanità (Firenze Club Unesco 2010).

Con Le donne del garbo ha vinto la Biennale Giovani (Marsiglia 1990); con Solo per la Bellezza ha vinto il Progetto Giovani Petra (C.E.E. Bologna 1992); con Gli arcobaleni sul tappeto il Premio Montale inediti (Milano Scheiwiller 1994). Frequenti le esperienze di voce narrante; per Sua Eminenza Venerabile Lama Tibetano Ghesche Ghiampa Ghiatzo (Bologna 1998), per “La Passione” di Mario Luzi (Ravenna 2000); per Ravenna Poesia, per Dumìa (Torino 2002): cupola ricalcante il modello di Nevè Shalom/Wahat al-Salaam, tempio interreligioso costruito alle porte di Gerusalemme piu’ volte candidato al Nobel per la Pace. Per Smell Festival ha scritto e recitatoL’Oratorio dell’Aria Profumante (Bologna 2011).

 


Costanza Savini

All’origine del sodalizio artistico con Octavia Monaco, una sottile alchimia in cui le mie parole si fondono con le sue immagini, si colloca un vissuto lontano geograficamente, eppure affine. Un’infanzia di entrambe trascorsa nel caos della grande casa delle origini, la casa materna, immersa in una natura incandescente, dove il mondo vegetale, in una sorta di sviluppo ciclico dal macro al micro cosmo, più che di linfa appare fatto di sangue, di carne, di organi sensibili, e, dove, le presenze umane che lo abitano, specialmente quelle femminili, figure bizzarre e un po’stregonesche per le quali tutto diventa possibile “seminano patate di giorno con la stessa disinvoltura con cui di notte, dal medesimo campo, disseppelliscono le comete precipitate” (da “Il lago in soffitta”, Mursia, 2007). Seppure geograficamente distanti, per Octavia che si muove nella sua Galizia, terra spagnola, e per me, in quell’ortus conclusus del lago di Garda, quest’infanzia “comune” si è tradotta, nel corso degli anni, in un’intimità con le forze elementari, vissute o anche solo fantasticate in una sorta di ipnosi vegetale, in un sentire selvaggio: lo stesso che, oggi, percorre, come una linfa interna, come un mantra muto, le  tavole di Octavia e le pagine dei miei libri. Queste origini psicologicamente comuni, sono, forse, il fondamento di un identico tentativo, per me attraverso la parola e per Octavia attraverso la pittura, di forzare il segreto delle cose. Ossia di cercare sotto le pietre, nella vibrazione delle foglie, negli esseri e negli elementi primordiali, quella “chiave” smarrita che conduce a riacquistare la dimensione perduta della comunicazione con le cose. Questo lo si avverte in maniera particolare nella mostra Boschi Sacri  (Casa della Conoscenza, Bologna) dove la sinergia immagine e parola assume le forme in bianco diafano delle Donne Albero ritratte da Octavia, presenze che sulle tavole sembrano sul punto di liquefarsi in luce. Così l’antidoto contro la dissolvenza del tempo e della memoria, questo si coglie nelle immagini e nei testi che accompagnano Boschi Sacri, diventa per me e per Octavia, l’integrazione tra gli esseri e la natura, tra il mondo dei simboli e quello degli alberi, delle grandi madri arcaiche e delle “comete precipitate”. Come se l’immagine pittorica e la parola, combinate tra loro, avessero il potere di generare una formula capace di condurre, attraversando l’invisibile, a cogliere quel mistero che si interpone tra gli occhi e la vista. tace le cose cominciano a parlare, a svelare il loro.

Costanza Savini

www.costanzasavini.it


 Simona Ventura

 

La collaborazione di Octavia Monaco con l’Atelier dei Giardini nasce dalla condivisione di un volere comune di esplorare la natura in tutti i suoi innumerevoli aspetti: dal mondo concreto legato ad uno sguardo più  scientifico ad un mondo più onirico legato al valore del mito. I quadri di Octavia, nei quali la natura rappresentata parla lingue di mondi paralleli,  creano un’atmosfera magica nel piccolo Atelier ai piedi della salita al Santuario della Madonna di San Luca e contribuiscono a “sentire” un rapporto più intimo tra il mondo vegetale e il nostro essere umano.

Simona Ventura architetto paesaggista

Nasce a Bologna nel 1961, si laurea in Architettura presso lo IUAV di Venezia nel 1988. Ha conseguito diverse specializzazioni e corsi di perfezionamento post-laurea sia in bioarchitettura che nella progettazione del verde tra cui il Corso di perfezionamento “Progettazione del verde negli spazi urbani” presso la facoltà di agraria dell’Università degli studi di Milano e il corso di specializzazione per “restauratore di giardini storici “ presso l’UIA – Università Internazionale dell’Arte- Firenze. Si occupa della progettazione degli spazi aperti dal piccolo giardino privato al parco pubblico, di riqualificazione di cortili scolastici attraverso la progettazione partecipata, di allestimenti fieristici e installazioni temporanee. Negli ultimi anni si è avvicinata ai principi dell’agricoltura biodinamica e nell’ambito dello studio di cui è socia fondatrice, Agrisophia Progetti si occupa della progettazione con particolare attenzione ai principi che sono alla base dell’Agricoltura Biodinamica nei processi creativi della “forma” e dello “spazio”. Socia AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) dal 2002 attualmente tiene un corso di “Percezione del Paesaggio” presso L’Associazione Nazionale per l’Agricoltura Biodinamica nell’ambito del II° livello. Dal 2011 incarico di docenza di “green design” presso il Polo Michelangelo” corso triennale di arte e design a Bologna.


Mara Daolio, Celisa 

Nasco da una famiglia di antiquari,ho imparato ad amare l'arte e l'antico fin da ragazzina, aiutando mio padre in negozio mentre studiavo. Conclusi gli studi superiori il mestiere di famiglia, diventa la mia professione. Di lì a poco mi appassiono per la ceramica, particolarmente quella antica ,entro nel mondo dei collezionisti e questo risulterà essere un passaggio importante, in quanto rimarrà la costante della mia ricerca. Il collezionismo dei manufatti artistici si protrae ormai da 15 anni e nel frattempo mi sono specializzata nelle ceramiche d'arte del novecento e nelle arti applicate .


Nel mio piccolo spazio, Celisa ,ricerco il bello,l'armonia,anche tra cose apparentemente molto diverse ma capaci di dialogare tra di loro come piccoli mobili, oggetti di altre culture. Il filo conduttore e' sempre la qualità. Scelgo ciò che propongo guidata dall’”istinto", seguendo il mio trasporto verso un artista, sospinta da ciò che mi da' emozione. Così e' accaduto con Octavia Monaco,dapprima guardavo i suoi lavori di illustrazione ,e ne ero attratta . Si trattava di molti anni fa'. Ho cominciato comprandone alcuni ,li ho amati ,esplorati,e dopo averli "posseduti" e con la bellezza di amarli ancora,li ho proposti e venduti. Così , nella collezione delle mie attuali proposte, ora figurano le sue tavole, illustrazioni e pitture . Per questo mio spazio espositivo, ho fortemente voluto un quadro che fosse realizzato appositamente in affinità con me e il mio luogo, commissionando a Octavia un pannello di legno che lei ha nominato Plaisir in Rouge designando l'inizio della nostra collaborazione, con quest’opera il suo mondo elegante e visionario e'entrato a pieno titolo a far parte,del mio piccolo selezionatissimo scrigno.


Morena Poltronieri

Tra Octavia Monaco e il Museo Internazionale dei Tarocchi  esiste una storia, che ha tessuto essa stessa - annodando ordito e trama - una relazione fondamentale che prosegue da anni. Non solo. Come molte alchimie hanno nella loro natura la trasmutazione, anche questa relazione ha incontrato differenti fasi espressive.  Ha trasmutato trasmutando, così come accade nel crogiolo di colui che cerca. Senza conoscere la meta. Anzi trovandola di volta in volta, sempre differente. Risulterà chiaro che si sta descrivendo un rapporto basilare, ma non soggetto a catalogazioni. Nella libertà che non teme la responsabilità, alimentata da amore e stima.

Questa storia, dunque, nasce nel 2005, quando il Museo era un embrione desideroso di vita e completamente immerso nella meraviglia di ciò che accadeva, giorno dopo giorno. Un seme. Fu allora che Octavia donò al Museo un’opera e poi un’altra… e infine un’altra ancora. Tutte diverse. Tutte unite nel descrivere un cammino che si era già aperto. Una di queste opere, la Papessa, è stato il primo prestito ufficiale del Museo dei Tarocchi all’estero, per una mostra dedicata alla Dea Madre - Weibs-Bilder a Zurigo - una delle più importanti nell’Europa degli ultimi anni. Poi diverse pubblicazioni d’arte dedicate al mondo ermetico dei Tarocchi. Da Tarocchi eVoluti fino a giungere a inContro Tarocchi… ora raccolte nel volume Alla Corte di Trionfi, con il patrocinio e l’ausilio del Ministero dei Beni Culturali. Un viaggio dicevamo, che ora sta solcando nuove esperienze e progetti. Un viaggio che in quanto tale ha aperto i sensi e nuove porte all’amicizia, alla relazione e al desiderio di proseguire insieme… così in alto come in basso, per giungere alla realizzazione di un’unica opera.

Museo Internazionale dei Tarocchi "Muse o Dei"

Il Museo dei Tarocchi, a Riola di Vergato (Bo), è posto alla confluenza di due fiumi, il Reno e il Limentra, in un’area dell’Appennino tosco emiliano che presenta eccezionali motivi d’interesse artistico e misterico. Infatti detti fiumi creano la Y dei pitagorici, simbolo della scelta, ma anche delle due ‘vie iniziatiche’, quella della ragione (solare) e quella del cuore (lunare). Le antiche popolazioni prediligevano queste zone, soprattutto per il beneficio recato dalla presenza dell’acqua, simbolo di purificazione e di contatto tra la materia e lo spirito. La Y stessa comprendeva questi due mondi, che dovevano obbligatoriamente interagire, dal quotidiano, alle cerimonie sacre.

Lo scopo del Museo è quello di raccogliere il significato di questi antichi emblemi e farli vivere nella contemporaneità. Per questo uno degli obiettivi è quello di raccogliere opere di artisti di tutto il mondo che hanno operato creativamente in questo senso e di esporre in modo permanente le loro opere. Un altro interesse è quello di dare spazio all’arte di tutte le etnie che anche se distanti tra loro, sono unite da questi simboli.

La direzione del Museo dei Tarocchi è seguita da Morena Poltronieri, ricercatrice antropologica, che si occupa da anni delle simbologie presenti nelle maggiori realizzazioni artistiche ed architettoniche delle città italiane ed estere. Da questa ricerca nascono libri e viaggi di studio che presso il Museo diventano conferenze, seminari e mostre. Uno dei temi è quello di valorizzare il mondo dei Tarocchi che nascono storicamente nelle corti rinascimentali italiane e di approfondire tale materia, cercando di ristabilire un valore culturale che oggi rischia di essere perduto. Ogni visita guidata al Museo è personalizzata, al fine di creare un fantastico percorso nel mondo del simbolo e nella vastissima collezione di mazzi di Tarocchi provenienti da tutto il mondo.

 


Sono anni che la mia strada e quella di Octavia Monaco si intrecciano.  All'inizio era illustratrice, a quel tempo la pittura germogliava solo dentro di lei, e, tra un libro illustrato e l'altro, si sono create fra noi delle collaborazioni per esporre ed esaltare le sue figure.  Ricordo la mostra degli originali di Giulietta e Romeo, e la memoria va anche alla piacevolezza del fare insieme: due giovani donne, le pareti a nostra disposizione, le opere amorevolmente riaccompagnate allo studio, le parole di Octavia che dichiaravano la totale dedizione all'Arte, di cui la sua vita non avrebbe potuto fare a meno. 

Nel 2004 realizzai la mostra “Nero Lupo Rosso Cappuccetto”, 4 illustratrici (Carrer, Ceccoli, Mingozzi, Monaco) per 4 versioni di Cappuccetto Rosso.  Octavia scelse di interpretare La finta nonna, una versione ancestrale della fiaba tratta dalla raccolta di Italo Calvino.

Immagini dense di simbologie, come suo stile, che nelle numerose tappe della mostra itinerante raccoglievano generale ammirazione e ancora, chi vede il catalogo, resta folgorato da quella forza originale che sta a testa alta accanto alle parole di Calvino, esaltanti reciprocamente i passi della fiaba.

A Bologna, insieme a SalaBorsa e all'associazione Bonaventura (sito in costruzione www.bonaventura.eu), abbiamo voluto celebrare i diritti dell'infanzia con una mostra dedicata ai Bambini di Picasso, magnifiche illustrazioni per un libro che non ha visto le stampe a causa delle tortuosissime e costose ragioni dei diritti sulle opere del pittore.   In quel novembre 2006 i bambini incontrarono Picasso a Palazzo d'Accursio, coronando il loro diritto all'arte, alla bellezza, alla conoscenza.

Poi ci fu, nel 1996, la personale in “Galliera Blu”, la galleria che ho diretto fino al 2008 dedicata principalmente all'illustrazione.  Volli fare, ancora una volta con Bonaventura e con l'Associazione Illustratori di Milano, “Octavia Monaco Illustrazioni”.  Era la panoramica di un lavoro di illustratrice altissimo e ad ampio raggio, opere che rispondevano alle committenze più diverse; infatti credo che da sempre Octavia ami dare vita a spazi inconsueti, sono convinta che  le appartenga il gusto di sperimentare zone nuove e curiose, ambiti non necessariamente libreschi.

Nel 2010 ho avuto il piacere di curare, insieme a Graziano Campanini, una personale imponente,  corredata di catalogo, nel Museo di Santa Maria della Vita: “Octavia Monaco. Fili di memorie”.  Pittura e illustrazione insieme, in un luogo prestigioso oltreché bellissimo, accanto a San Petronio e a Piazza Maggiore.

Può anche darsi che stia dimenticando qualcosa, perché con Octavia è così, si progetta in continuazione e si passa spesso all'operatività.

Ad ogni modo tengo per ultima una collaborazione che mi è carissima: Guido Reni, un'intervista possibile, un albo illustrato che racconta l'opera e il tormento del “divino Guido” nella collana “Sotto i portici”.  La collana, che racconta gli illustri bolognesi e che curo insieme a Claudia Alvisi,  raccoglie grandissimi illustratori italiani e gode del sostegno della Fondazione Carisbo.  Con Guido Reni Octavia ha realizzato un libro straordinario, infatti i suoi disegni sono oggi  patrimonio museale di Genus Bononiae.

Così chiudo una sintetica rievocazione di cose fatte insieme, una passeggiata nelle collaborazioni del passato, ma mentre giro la pagina delle cose fatte si apre quella bianca delle cose da fare, una pagina bianca ancora tutta da scrivere, quindi la storia continua.

 

Tiziana Roversi

 


Vittoria Ravagli

Octavia  ed io condividiamo la visione della vita, il rispetto per madre terra.

 La magia della natura, é nei  simboli che  Octavia riporta sulle sue tele in cui colori e immagini, tutto ha un significato profondo:  ci  si perde nel tempo, lo spirito passa dalla gioia alla sospensione, al dolore, all'attesa,  sospinto verso  un oltre  che principio e fine confondono in un tutt'uno.  L'arte di Octavia  é tradurre le sensazioni ed i pensieri in immagini. Io tesso  la tela,  fungo da ponte,  creo  passaggi ,  collegamenti,  traduco  in parole, diffondo in sintonia.  "Sento" e condivido il suo messaggio, ci sono dentro.

Sappiamo che é nostro compito di donne riprodurre l'equilibrio antico, sentiamo  la necessità vitale  di un rapporto paritario e pacifico tra uomini e donne, vogliamo una società giusta.

Ci troviamo con  altre donne a parlarne, a richiamare le civiltà descritte dalla Gimbutas, a sostenere il progetto di una grande svolta,  ad ascoltare. In ogni incontro  sulle nostre vite, sulla società che vogliamo,  le splendide immagini di Octavia, autorevoli e dolcissime,  ci portano spunti, ci confortano, ci danno la forza che serve.   Octavia ed io siamo diverse e simili,  come sorelle.

Vittoria Ravagli

 

occhidoro dettaglio

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